Orticoltura

Come spiega la neuropsichiatra dottoressa Assunta Papa, le attività collegate alle piante sono da tempo immemorabile considerate curative e consigliate ad individui sofferenti di una vasta gamma di stati patologici o menomazioni, con riferimenti ritrovati in manoscritti egizi e nel Medio Evo.
Vale per tutti, l’accenno a Galeno quale padre dell’utilizzo mirato della coltivazione di piante a scopo medicinale.
Bisogna però arrivare alla fine del 1900 per avere un approccio più rigoroso sull’interazione uomo-pianta. Una ventina di anni fa anni fa è nata negli Stati Uniti la terapia orticolturale per poi diffondersi nei paesi anglosassoni.

La Terapia Orticulturale, che sta per Horticultural Therapy, da tradursi più correttamente con “terapia assistita dalle piante” o con “riabilitazione attraverso la natura”, è una forma di cura volta al miglioramento fisico e psicologico dell’individuo tramite l’interazione, anche solo visiva, con la natura. Si basa cioè sul presupposto, dimostrato con varie ricerche scientifiche, che la vista di un paesaggio verde diminuisca il livello di stress nell’individuo, migliorandone l’umore.
L’etologo Konrad Lorenz, Premio Nobel per la medicina, sostiene che “è quella voglia, quel desiderio, che tutti noi abbiamo, di scappare dalla città e tornare a vivere nei campi. È la predisposizione biologica a ricercare il contatto con la natura. È la biofilia: una sensazione innata negli esseri umani, che all’uomo procura benessere emotivo e fisico, lo fa sentire a proprio agio”.
In Italia, i benefici delle pratiche di orticoltura sono oggetto di studi da circa 30 anni, la letteratura scientifica infatti riporta studi sistematici su varie tipologie di utenze e su contesti specifici, non sempre generalizzabili, ma comunque altamente significativi della validità delle attività.
Nell’estate del 2014 è stato avviato a Roma un progetto dal titolo “Il Giardino della Mente" curato dalla Cattedra di Psichiatria di Tor Vergata, diretta da Alberto Siracusano: un luogo sia mentale sia fisico all’interno degli spazi dell’università che viene dedicato ad attività finalizzate alla riabilitazione di gruppo. Il Giardino della Mente si avvale delle professionalità di medici psichiatrici, tecnici della riabilitazione psichiatrica, psicologi, botanici e sarà a breve inserito nel programma del corso di laurea triennale in Terapisti della riabilitazione psichiatrica.
L’Orticoltura terapeutica si riferisce a qualsiasi uso di attività orticole per benefici terapeutici, sia auto-avviata o prevista nell'ambito della programmazione ricreativo, sociale o professionale.
Queste attività possono verificarsi in una varietà di impostazioni e sono appropriate per individui di qualsiasi livello di età o abilità. Aspetti potenziali positivi di orticoltura terapeutico includono la riduzione dello stress, l'empowerment dell’utente e il miglioramento dell'umore, oltre alle prestazioni fisiche e cognitive.

Tra le pagine del lavoro di Roberta Sias, si legge questo commento interessante sull’Orticultura: «A differenza di altri handicap mentali, che si affrontano con il problema comportamentale manifesto, nelle persone con autismo si cerca di prevenire il problema. Il requisito indispensabile per chi lavora con tale disturbo è avere molta immaginazione e la capacità di calarsi nel modo di pensare dei pazienti. L’approccio terapeutico attraverso il verde ha raggiunto ottimi risultati, anche in considerazione del fatto che chi soffre di sindrome autistica possiede quasi sempre una forma fisica eccellente. L’uso consapevole della terapia orticolturale, quindi, è altamente positivo in quanto permette di sperimentare nuove forme di comunicazione che consentono agli operatori di utilizzare anche la componente non verbale nella co-costruzione degli interventi e dei progetti riabilitativi. E Autistici e Giardinieri si può considerare un ottimo risultato di questo nuovo approccio: “I ragazzi non sono lasciati a loro stessi, ma sono guidati per raggiungere un risultato. Loro hanno piantato e raccolto. Insomma hanno fatto tutti i passaggi. Abbiamo creato un programma un lavoro di sinergia. Un lavoro finalizzato. E il fine è l’autonomia”. A parlare è Beatrice Marucci, consulente e progettista nel verde terapeutico, che ha messo in luce i miglioramenti che questi ragazzi hanno raggiunto nel tempo: “Alla fine dei tre periodi si muovono in maniera autonoma, rispettando i tempi.” »
La terapia orticolturale lavora con un materiale vivente: le piante.
La pianta riveste un ruolo centrale e non si perseguono obiettivi agricoli definiti, ma ci si focalizza sul valore del processo di crescita delle piante piuttosto che sul prodotto agricolo finale.
Scopo dell’attività è il recupero della fiducia nelle proprie capacità a far vivere, crescere e curare un essere vivente, attraverso la ricerca e lo sviluppo di un metodo di lavoro personale.
Il lavoro di gruppo che spesso caratterizza questi programmi sviluppa un senso di appartenenza e favorisce la socializzazione e la convivenza, superando il senso di isolamento e di inutilità personale.
Il rapporto di natura affettiva che si instaura tra la persona e la pianta che cresce, grazie alle sue attenzioni, risveglia capacità emotive distrutte da anni di malattia.
Importante aspetto positivo è il fatto che in questa terapia sia richiesto uno sforzo fisico, anche se limitato.
I vantaggi di questa modalità terapeutica per il corpo fisico comprendono:

  • l'esercizio delle dita, mani, parte superiore del corpo, e gli occhi;
  • stimolazione attraverso i cinque sensi;
  • la possibilità di piegare il tronco e le ginocchia
  • il camminare e lavorare a piedi,
  • l’utilizzo di strumenti con stimolazione della motilità fine e delle prassie

L’Orticoltura terapeutica agisce anche stimolando le capacità cognitive attraverso l'uso di abilità come la memoria, l'attenzione direzionata, l'orientamento e la logica.
Il processo di impegnarsi con piante è poi sicuramente efficace per stimolare il piacere sensoriale per il relax.