LUISS

Accanto alla capacità di leggere il contesto da più punti di vista, di lavorare con gli altri e per gli altri, l’Università ha l’obiettivo di diffondere tra i propri studenti e nella società più in generale una spiccata sensibilità verso i temi di Etica, Sostenibilità e Responsabilità in modo che questi diventino principi di orientamento di azioni e comportamenti dei singoli individui.

La LUISS Guido Carli si pone l’obiettivo di formare i propri studenti dotandoli di tutti gli strumenti sia teorici che comportamentali per fronteggiare al meglio le sfide che la complessità porrà loro, perché possano diventare persone e cittadini capaci di contribuire al benessere della società e dell’ambiente.

L’Orto realizzato all’interno dell’Ateneo, destinando un’importante porzione dell’area verde alla coltivazione di vegetali, alberi da frutto, vite ed ulivi, ha risposto proprio a questa visione della formazione.
L’Orto, in LUISS, vuole infatti essere un luogo di interazione ed inclusione sociale, dove soggetti differenti tra loro per età, cultura, background e possibilità si spogliano dei loro abiti e prospettive consuete per aprirsi all’altro e riscoprire dinamiche di collaborazione non mediate dagli schemi abituali e coltivare una cultura della genuina inclusione dell’altro.

A tal fine, nella IV fase del progetto, la LUISS ha anche istituito un corso formativo per gli studenti, con obiettivi tecnici legati alla produzione editoriale e alla diversity management, ma anche con l’obiettivo generale di sviluppare una reale best practice replicabile anche in altri contesti/orti universitari o urbani, proponendo un esempio virtuoso di valorizzazione della diversità che possa essere modellizzato anche da imprese o istituzioni.

La diversità sconfitta nell’orto con i ragazzi di Autistici e Giardinieri

"Mio figlio è stato molto felice di fare il giardiniere, per tre mesi, in un orto condiviso di circa mille metri quadrati. Mio figlio è un ragazzo autistico. Un ragazzo piuttosto introverso, schivo, con addosso tutta la fatica e l’incertezza di reggere la propria diversità e di riuscire a relazionarsi con il mondo esterno. Forse per questo, per avere vinto questa sfida innanzitutto con se stesso, mio figlio ha provato una grande gioia a zappare, rastrellare, innaffiare, piantare ortaggi e piccoli alberi da frutta, proprio come un vero giardiniere. Un entusiasmo, a proposito di condivisione, contagioso, visto il clima di armonia che si è creato dal primo giorno nel gruppo. Tutto potevo immaginare tranne che vedere un giorno mio figlio tornare a casa, dopo il lavoro nell’orto condiviso, con un sorriso stampato in faccia, raro nella sua vita: la felicità per avere mangiato le verdure che lui stesso aveva piantato. Un piccolo gesto per una grande gioia. (…) Di solito i nostri figli hanno bisogno di tempo, anche tanto, per superare le novità, sia che si tratti di persone sia nel caso di specifiche situazioni di vita. Nell’orto invece tutto è diventato semplice e veloce, l’accettazione delle nuove figure è stata quasi istantanea, forse anche perché finalmente ci siamo trovati di fronte a un progetto modellato sulla base di specifiche esigenze di autistici adulti. Una novità, in quanto in Italia, spesso solo per ignoranza, si continua a parlare sempre e solo, anche a livello di interventi legislativi, di “bambini autistici”. Dimenticando però che i bambini autistici, come tutti i bambini, crescono, diventano adulti, e come tali maturano nuove esigenze."

Giovanni Lo Storto
 “Ero studente. Il desiderio di prendere il largo”;  Rubettino 2017

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