Approccio clinico

PREMESSA

Uno dei punti di forza del progetto è rappresentato dalla formazione di un’Equipe multidisciplinare, senza la quale l’integrazione di competenze così diverse non sarebbe stata possibile. Alla proposta di pensare ad un modello replicabile di attività inclusiva per giovani adulti autistici, i clinici/ricercatori coinvolti hanno proceduto attraverso un’analisi della letteratura scientifica internazionale.

Ciò che è emerso e che è facilmente intuibile è che il verde sia, in sé e per sé, un ottimo mediatore di benessere sia per soggetti a sviluppo tipico sia per persone affette da disabilità. Si evince tuttavia che sono molto pochi gli studi metodologicamente validi e accettati dai rigorosi standard di pubblicazione scientifica. I pochi dati presenti si riferiscono perlopiù a patologie quali la depressione, la demenza e la schizofrenia, mentre nulla è presente nell’ambito dei disturbi dello spettro autistico, a fronte di una cospicua mole di informazioni che invece sono reperibili dai comuni motori di ricerca divulgativi.

I clinici/ricercatori pertanto si sono riuniti allo scopo di pianificare un modello che potesse rappresentare un contesto capace di favorire le competenze e le abilità dei ragazzi ma che, dall’altra parte, fosse in grado di ridurre al minimo gli stimoli frustranti e stressanti, che potevano rappresentare degli attivatori di “comportamenti-problema” o di disinvestimento sull’attività. La sfida è stata modificare il contesto universitario per renderlo prevedibile e compatibile con le esigenze dei ragazzi, sostenendo la condivisione dello spazio con gli studenti che abitualmente transitano nelle aree comuni. In tal senso, a titolo di esempio, si è effettuato un monitoraggio di quali fossero gli orari maggiormente affollati al bar per identificare la fascia oraria che meglio poteva coniugare l’esigenza di poter far merenda e la possibilità di entrare al bar senza un’eccessiva calca e confusione, al fine di poter fare uno spuntino ai tavolini dell’area ristorazione, così come gli altri studenti. Questo esempio, oltre a rappresentare lo spirito con cui gli operatori si sono poi approcciati nella gestione e nell’organizzazione di qualsivoglia esigenza dei ragazzi, ha permesso di poter inserire tra gli obiettivi un lavoro sulle autonomie integranti, così che durante la merenda i ragazzi sono stati invitati ad acquistare al bar interno i cibi e a consumarli nello spazio antistante, insieme agli studenti che frequentano l’università.

GLI STRUMENTI TECNICI

Prima dell’avvio del progetto si è pensato alla costruzione di diverse schede, atte a fornire un supporto tecnico per la valutazione e il monitoraggio dei partecipanti. Esse sono state costruite partendo dalle buone prassi in tema di disturbi del neurosviluppo, quindi, per esempio, la scheda di valutazione è comprensiva di una parte anamnestica e sintomatologica, prende in esame le principali aree di sviluppo (linguaggio e funzionamento adattivo) ma anche le caratteristiche dei disturbi dello spettro autistico (risposta agli stimoli sensoriali, rigidità cognitiva, selettività alimentare), problemi comportamentali e le principali comorbidità psichiatriche (disturbi d’ansia, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo). La scheda di monitoraggio invece è stata pensata allo scopo di coniugare le due aree di interesse del progetto: quella psicologico-comportamentale e quella orticulturale. La scheda è stata suddivisa in due macro-sezioni: Sezione orticoltura - Apprendimento e Conoscenze che valuta la pratica e la teoria botanica e la Sezione Comportamentale che valuta le autonomie personali, il linguaggio e la comunicazione e i comportamenti problema.

La raccolta dei punteggi ottenuti da tale scheda ha permesso un monitoraggio individualizzato e capillare e la possibilità di rappresentare graficamente il trend delle competenze di ognuno. Infine, a seguito della conclusione delle sessioni programmate, è stato consegnato ai genitori un questionario di gradimento in forma di checklist, anch’esso creato ad hoc, per raccogliere le opinioni nei confronti dell’organizzazione e le percezioni sulla qualità della vita dei propri figli.

L’implementazione delle attività invece è passata attraverso la costante condivisione tra i clinici/ricercatori e gli agronomi al fine di costruire una programmazione che tenesse conto dei prerequisiti e/o requisiti necessari per svolgere compiti agro-botanici, ma che fosse adatta, nella formula di presentazione e di svolgimento, ai ragazzi autistici.

Per tale ragione la prima operazione effettuata è stata la creazione di un protocollo delle attività.

LA PROGRAMMAZIONE DELLE ATTIVITÀ

Il protocollo di attività prevede uno schema settimanale per ogni gruppo costituito da alcune attività di routine e di attività specialistiche, che sono inserite sulla base della tipologia del gruppo (basso vs alto funzionamento o gruppo nuovo vs gruppo preesistente) e delle condizioni metereologiche (attività interne vs attività esterne). Tali attività specialistiche sono state precedentemente pensate e inserite in un catalogo, da cui, ogni settimana, lo psicologo coordinatore e l’agronomo estraggono le attività idonee sulla base dei criteri summenzionati. Infatti l’ordine delle attività è stabilito gerarchicamente in base alla difficoltà. Si segnala che nel pool di attività interne è prevista un’attività specialistica per gruppo che è stata svolta durante più incontri, quindi ad esempio mentre il 1° gruppo si è occupato di raccogliere le foglie e procedere con una classificazione delle specie delle piante, il 2°gruppo ha costruito il cartellone a forma di albero da attaccare al muro con le attività svolte, il 3° gruppo ha creato uno spaventapasseri da mettere in inverno nell’orto. Tale lavoro è stato pensato affinché, a conclusione della fase del progetto, tutti i ragazzi avessero contribuito alla realizzazione di un lavoro specialistico e duraturo nel tempo.

I RIFERIMENTI TEORICO-PRATICI

Prima dell’avvio del progetto, gli operatori selezionati, tutti psicologi o educatori con comprovata esperienza nell’autismo, hanno ricevuto una formazione specialistica sulle strategie di intervento secondo orientamento cognitivo-comportamentale, l’unico ad essere indicato come modello di riferimento nell’ambito delle linee guida nazionali sull’intervento nei disturbi dello spettro autistico (Linee Guida 21; ISS, 2011).

Durante l’organizzazione delle attività invece è stato dato grande risalto ai supporti visivi, come nella costruzione dell’area dove si sarebbe svolta la parte pratica di orticoltura. Infatti, lo spazio di dimensioni adeguate ad accogliere un massimo di circa dieci persone che possano muoversi agevolmente è stato attrezzato con dei cassoni di legno con dei poggia ginocchia, in cui è contenuta la terra da lavorare. L’idea dei cassoni è di fondamentale importanza da un punto di vista tecnico perché restituisce un confine visivo entro cui è possibile operare e un ordine dello spazio di lavoro. Inoltre ogni cassone è stato decorato con uno spray colorato, e ogni ragazzo ha scelto un colore identificativo del “proprio” cassone.

Durante lo svolgimento del progetto gli operatori hanno ricevuto costante supervisione dallo psicologo coordinatore, dal vivo e in feedback, al fine di inserire le strategie comportamentali di gestione maggiormente efficaci. Quando necessari e funzionali, si sono inseriti degli ausili, come materiale fotografico (ad es. Pecs), aiuti di tipo verbale o fisico (ad es. promt verbale o guida fisica). Si sono svolti incontri di supervisione di gruppo e individuali nei quali ad esempio si sono costruiti sistemi di rinforzo a punti (Token economy), si è selezionato il tipo (materiale, simbolico, sociale) e la frequenza del rinforzo (continuo o intermittente), si sono analizzati i comportamenti problema tramite l’individuazione degli antecedenti e delle conseguenze.



I RISULTATI (Work in progress)

Attraverso i dati raccolti dalle schede di monitoraggio si sono potuti elaborare i primi risultati statistici che, lungi dall’essere una vera e propria ricerca sperimentale in ambito scientifico, indicano come ci sia un miglioramento nei singoli soggetti nelle autonomie personali e una maggiore frequenza di utilizzo del linguaggio verbale e non verbale in modo funzionale per fare delle richieste. Dall’analisi delle medie dei singoli inoltre emerge nel corso del tempo una minore necessità di supporto sia in termini di frequenza sia di intensità.